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  Più fonti rinnovabili meno sprechi di energia
2010-02-07 19:53:32
 di FRANCESCO MANFREDI-SELVAGGI - Seppure obbligatori solo per i Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti, è utile che ogni centro abitato si doti di un piano energetico basato sulle risorse alternative e sulla riduzione dei consumi.
 

È giunta l’ora che ogni Comune si doti di un piano energetico. Una doverosa precisazione che va fatta prima di iniziare a descrivere i contenuti di tale piano e che esso non può essere uno strumento statico, fissato una volta per tutte, ma deve continuamente aggiornarsi in relazione alle nuove conoscenze scientifiche che si andranno sviluppando in questo campo. In altri termini, è inevitabile che si seguano gli sviluppi della ricerca, la quale è fortemente impegnata nella definizione delle soluzioni più efficaci per risolvere un problema, quello energetico, che è al primo posto tra le questioni ambientali del pianeta; non vi sono formule belle e pronte per redigere il piano energetico il quale non può essere concepito come un qualsiasi altro atto di programmazione con i suoi schemi predefiniti, bensì deve partecipare agli sforzi che i ricercatori in ogni parte del mondo vanno profondendo. Nelle grandi città, proprio per le difficoltà di una pianificazione esaustiva di tutti gli aspetti del miglioramento dell’impatto sull’ambiente prodotto dall’energia, le amministrazioni si sono dotate di energy manager. Un altro grande ruolo potranno svolgerlo i metereologi, come spiegheremo adesso, i quali avranno la medesima importanza che, in altre aree della Terra, hanno i geologi che devono scoprire i giacimenti petroliferi, mentre i metereologi sono gli esperti delle fonti rinnovabili, acqua, sole e vento anch’esse risorse naturali. Nel corso degli studi dei laureati in Scienze Ambientali ad Isernia vi sono specifici insegnamenti legati all’analisi delle caratteristiche climatiche. Per approfondire le potenzialità dei siti per lo sfruttamento ai fini energetici della ventosità, della piovosità o dell’irradiamento solare sono necessarie analisi approfondite con indagini sui venti dominanti, sulle precipitazioni, sulle temperature così come per verificare l’idoneità dal punto di vista termico dell’edificato occorrono osservazioni accurate sul percorso del sole, sia nell’intero ciclo dell’anno sia durante la giornata, la rifrazione della luce dovuta ai bacini idrici (significativa per i centri abitati che affacciano sui laghi di Guardialfiera e di Occhito) e alla neve (specie nell’Alto Molise dove i paesi stanno a quote elevate), la presenza qualche volta di montagne che provocano ombreggiamento (è il caso di Boiano). Un apporto interessante può venire dagli architetti che scandagliando il patrimonio edilizio tradizionale sono in grado di leggere nei manufatti tipici le misure adottate in passato per contenere la dispersione termica: dalle sporgenze dei tetti che servono a proteggere le facciate dalla neve depositata sulle coperture (a Capracotta, Vastogirardi, ecc., al coronamento dei fabbricati vi sono mensole in pietra invece delle classiche «romanelle» le quali sono sporgenti), all’inclinazione delle falde che è più accentuata lì dove si ha aculo di masse nevose (nel Molise, in cui non si registrano zone «aride», non vi sono tetti piani), dalle finestre di ridotte dimensioni sui fronti battuti da venti insistenti, alle aperture di consistente ampiezza per permettere al sole di scaldare i vani, anche se sempre si nota la presenza dei cosiddetti «scuri» i quali servono ad isolare la casa la notte. Dunque, le analisi da compiere devono riguardare tanto la possibilità di sfruttare fonti energetiche alternative quanto le azioni da mettere in campo per favorire il risparmio energetico, le quali si devono confrontare con i connotati costruttivi dei manufatti architettonici. Per ridurre le emissioni di “gas serra” è obbligatorio lavorare, da un lato, sull’impiego di risorse energetiche alternative, dall’altro lato, sulla riduzione dei consumi. Altrimenti tutto ciò che si fa per il primo obiettivo viene compensato, se non annullato, dall’aumento dei consumi energetici la cui diminuzione costituisce il secondo obiettivo. Gli ingegneri, invece, possono dare il loro contributo nella messa a punto delle tecnologie per “catturare” le risorse naturali da trasformare in energia. Tra queste il sole occupa un posto prioritario se si considera che nei piccoli agglomerati insediativi, i quali costituiscono la maggioranza dei Comuni molisani, i consumi energetici sono, essenzialmente, quelli domestici: costituendo il calore circa il 90% dei consumi delle case i pannelli solari hanno la capacità di abbassare tali consumi fornendo acqua calda. Il fotovoltaico è particolarmente indicato per quegli ambiti della nostra regione interessati dal fenomeno della diffusione urbana perché consente l’alimentazione di utenze isolate, evitando i costi della costruzione della linea elettrica. Le fonti rinnovabili sono per antonomasia incostanti e, pertanto, le centrali producono energia solo quando, a seconda del tipo di centrale, il sole, l’acqua o il vento sono disponibili; questa variabilità va messa in confronto con quella dei consumi energetici che non sono omogenei né nell’arco del giorno né nelle diverse stagioni e sono in dipendenza delle attività da servire: le abitazioni, i laboratori artigianali, le stalle , ecc. richiedono l’illuminazione e il riscaldamento in differenti orari. Di conseguenza, il bilancio energetico deve tener conto delle peculiarità di ciascun centro abitato, del settore produttivo prevalente, della fascia climatica in cui ricade e, contemporaneamente, dei momenti di funzionamento della centrale elettrica. Gli impianti che si fondano sulle risorse rinnovabili sono, pur sempre, centrali di produzione di energia elettrica. Attualmente l’elettricità è il tipo di energia più utilizzato. Pure nei piccoli Comuni del Molise è cresciuta la domanda di energia elettrica. Essa è aumentata non nel comparto produttivo che da tempo è stazionario, bensì a livello casalingo in quanto vi è un maggior numero di elettrodomestici e di dispositivi per la comunicazione (telefoni, internet e TV). Guardando ciò con gli occhi del cittadino possiamo dire che l’elettricità è più pratica di altre forme di energia e che essa, se impiegata per il riscaldamento, è più ecologica perché non si ha l’emissione di fumi. L’inquinamento è connesso oltre che alle caldaie, alle automobili, per cui occorre incrementare il trasporto pubblico. Nelle zone di espansione urbana, inoltre, le case vanno esposte in modo da ridurre il bisogno di illuminazione dei locali, va prevista la coibentazione delle pareti ed anche un opportuno colore dei muri in modo da favorire l’assorbimento e alternativamente il trattenimento della luce e, quindi, del calore. Infine, nei Comuni montani è immaginabile realizzare impianti a biomasse poiché il patrimonio forestale è consistente, così come del resto ha fatto, seppure a scopo semplicemente illustrativo, qualche tempo fa la Comunità montana di Agnone.

 

   
 

 

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