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In una conferenza stampa convocata per illustrare i particolari dell'operazione che ha portato all'arresto di due persone considerate affiliate alla 'Ndrangheta, D'Alterio ha spiegato che di Lea Garofalo, 36 anni, appartenente ad una delle famiglie della malavita calabrese, non si hanno più notizie da circa tre mesi. A Campobasso era riuscita a sfuggire al tentativo di sequestro a scopo di omicidio che sarebbe stato compiuto da Massimo Sabatino, l'uomo incaricato da Carlo Cosco di eliminare la donna. A Sabatino gli inquirenti sono giunti attraverso l'analisi delle impronte digitali che l'uomo avrebbe lasciato quando, nel mese di maggio dello scorso anno, tento di sequestrare Lea Garofalo nell'appartamento che la donna occupava insieme alla figlia nel quartiere di Sant'Antonio Abate a Campobasso. Sabatino si introdusse nell'abitazione spacciandosi per un idraulico. Poi, gettata la maschera, avrebbe tentato di rapire la donna, ma l'intervento deciso della figlia della Garofalo, Denise, avrebbe fatto saltare il piano del sequestratore. Nella colluttazione Sabatino avrebbe lasciato molte tracce. Che hanno consentito oggi agli inquirenti di individuarlo come l'esecutore di quel tentativo di sequestro. Il mandante, secondo gli elementi raccolti dalla Procura, sarebbe Carlo Cosco, ex convivente di Lea Garofalo. La donna doveva pagare con la vita per le rivelazioni che aveva fatto alla magistratura nel periodo in cui aveva deciso di collaborare con la giustizia. Circa quattro anni durante i quali è stata sottoposta al programma di protezione. Poi per ben due volte ha violato le disposizioni in materia di collaborazione e così è uscita dal programma. Era senza protezione quando a maggio Sabatino avrebbe tentato di sequestrarla. La Garofalo aveva perso la protezione nel momento in cui aveva deciso di riprendere i contatti con gli ambienti malavitosi calabresi, compreso il suo ex convivente Cosco, che avrebbe abitato con lei per un certo periodo a Campobasso. Forse un tentativo dell'uomo, che gli inquirenti considerano un esponente di spicco della 'Ndrangheta di Petilia Policastro, dove è in corso da anni una faida tra le famiglie del posto, per riavvicinare la donna e per tenderle una trappola. La Garofalo, dopo il tentativo di sequestro di Campobasso, sarebbe tornata in Calabria per un certo periodo. Poi, forse spaventata, aveva deciso di trasferirsi a Milano. Qui è stata vista viva l'ultima volta il 24 novembre scorso. Poi di lei non si è saputo più nulla. "Tutto fa pensare ad una vera e propria trappola - ha scritto il gip nell'ordinanza di custodia cautelare - al fine di portare a termine ciò che a Campobasso non era stato possibile fare. Cosco aveva un interesse concreto sia a vendicarsi di quanto la sua ex donna aveva già detto, sia ad evitare che potesse riferire altro in merito alle sue attività criminali". Era stata proprio la donna a dichiarare ai carabinieri, subito dopo l'episodio, che il sicario era stato mandato dal suo ex convivente, Carlo Cosco. "Vuole farmi ammazzare - dichiarò - perchè in questo periodo è venuto a conoscenza del fatto che io sono al corrente della sua partecipazione all'omicidio di mio fratello, avvenuto nel 2005". Cosco avrebbe dunque partecipato all'agguato nel quale perse la vita Floriano Garofalo, uno dei capi dell'omonimo clan. I magistrati hanno ricostruito nei dettagli i piani di Cosco e Sabatino. "Il progetto del tentativo di sequestro - ha scritto il gip Teresina Pepe nel provvedimento restrittivo -, doveva essere compiuto durante la mattina, poiché la figlia doveva essere a scuola e quindi Lea Garofalo in casa si sarebbe dovuta trovare da sola. Questo particolare induce a pensare che nel fatto di violenza dovesse rimanere fuori la ragazza, attenzione che solo il padre poteva avere". Proprio il "riguardo" che Sabatino avrebbe avuto nei confronti della figlia, nata dalla relazione tra Lea Garofalo e Carlo Cosco, avrebbe convinto gli inquirenti che il padre avesse dato ordini ben precisi di non fare del male alla ragazza. Che infatti non fu nemmeno sfiorata dal sequestratore. "In seguito al mio intervento - spiegò la figlia agli inquirenti - l'uomo scappò immediatamente. Arrivato sulla porta di casa io l'ho bloccato chiedendogli chi lo aveva mandato e lui mi rispondeva di lasciarlo stare senza respingermi fisicamente". Ma secondo gli inquirenti dopo aver fallito il primo tentativo, i sicari di Cosco sarebbero riusciti a scovare ed uccidere la donna a Milano. Le testimonianze raccolte dagli investigatori confermerebbero la presenza di Cosco nel capoluogo lombardo il giorno della scomparsa. Il 24 novembre, dopo aver accompagnato la figlia da alcuni parenti, Lea Garofalo disse che sarebbe andata ad un appuntamento proprio con Carlo Cosco per parlare appunto della gestione della ragazza. Uscita da quella casa, di lei non si è saputo più nulla. Fu proprio Cosco a denunciare la scomparsa della donna ai carabinieri di Milano. Uccisa e fatta sparire: questa sarebbe stata la sorte di Lea Garofalo. "Noi ci speriamo - ha detto il procuratore D'Alterio -,, altrimenti non la cercheremmo come la stiamo cercando, ma le possibilità di trovarla ancora in vita sono ridotte". Massimo Sabatino, campano, di 37 anni, e Carlo Cosco, 40 anni, di Petilia Policastro (Crotone) sono in carcere. L'interrogatorio non ha avuto alcun esito. I due respingono le accuse. I legali di Cosco si sono rivolti al tribunale dei Riesame chiedendo la remissione in libertà del loro assistito.
(nelle foto da sinistra Lea Garofalo, Massimo Sabatino e Carlo Cosco)
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