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Ma dopo esservi riusciti, i vertici del PD si ritrovano a subire le inaspettate conseguenze di questo loro impegno: la caduta di Greco sta avendo come effetto immediato lo sfascio del PD molisano. Che a Termoli si ritrova chiuso in un angolo. Perde pezzi, non ha una proposta politica, non ha un candidato sindaco ufficiale da mettere sul tavolo e forse non ha nemmeno la forza di presentare una lista decente di candidati alla carica di consigliere comunale. Una sorta di legge del contrappasso, dunque, per un partito che ha fortemente voluto la caduta di Greco. E che oggi, almeno in alcuni suoi esponenti di vertice, comincia a pentirsi di questa scelta. Anche perché l'insipienza del PD rischia di trascinare in una sorta di "buco nero" non solo gli alleati di sempre, come Sinistra e Libertà, ma anche gli "avversari" di sempre, cioè quelli dell'Italia dei Valori. Sinistra e Libertà si è ritrovata a sostenere delle primarie che dovevano servire a contrapporsi alla linea dell'Italia dei Valori per marcare una differenza tra il modo di fare politica di Di Pietro e quello del "vero centrosinistra". E invece questa illusione è durata pochi giorni: oggi le primarie non ci sono più e SEL si trova "agganciata" alla ruota di un PD che, avendo perso pezzi e candidati, sembra ormai costretto ad accettare qualsiasi condizione venga posta dallo schieramento che ha come punto di attrazione proprio l'Idv. Ma la stessa Italia dei Valori potrebbe pagare pegno per questa debolezza improvvisa del PD. Soprattutto dopo il "no" definitivo di Vincenzo Greco ad una ricandidatura. Per la verità il notaio sembra ad oggi, paradossalmente, l'unico nome "spendibile" anche per il PD. Ma il sindaco uscente non ne vuole sapere. Se si fosse trovato un accordo unitario sul suo nome, allora avrebbe potuto prendere in considerazione la possibilità di riproporsi. Ma a queste condizioni non sembra interessato. Anche se c'è la consapevolezza che Greco, appoggiato anche da quel che resta del PD, sarebbe tra i candidati di centrosinistra quello che ha più chances di arrivare ad un eventuale ballottaggio contro Di Brino. L'Idv adesso aspetta. Aspetta che il PD esca dalle "secche" e porti al tavolo almeno un nome. L'unico davvero rimasto a Leva e compagni è quello di Laura Venittelli, la quale, però, si è già espressa in favore della candidatura di Antonio D'Ambrosio. E quindi l'avvocatessa termolese difficilmente sceglierà di andare al massacro, anche perché sul suo nome non ci sarebbe la convergenza dell'Idv e degli altri partiti del centrosinistra (Socialisti e Comunisti). Nemmeno per il PD è possibile tornare indietro e far finta di niente "ripescando" Antonio D'Ambrosio o lo stesso Filippo Monaco, che hanno scelto una loro strada autonoma. Anzi, per il PD si apre ora un'ulteriore fase di difficoltà. Infatti sia D'Ambrosio che Monaco risultano iscritti al PD ma hanno deciso di candidarsi contro il candidato che eventualmente sarà sostenuto dal PD. Per molto meno i vari D'Ascanio, De Angelis, Nagni ecc. sono stati espulsi dal partito. Per coerenza il Partito Democratico, il giorno dopo la presentazione delle liste, se non ci saranno ripensamenti, dovrà procedere allo stesso modo nei confronti dei "ribelli", a partire da D'Ambrosio e Monaco per continuare con tutti quelli - e sembra che siano molti - che si candideranno in liste contrapposte a quella ufficiale del Partito Democratico. Il PD va dunque verso una vera e propria "emorragia" che potrebbe avere effetti devastanti non solo a Termoli ma in tutta la Regione. Insomma il partito di Bersani sembra finito in in vicolo cieco dal quale può tirarlo fuori soltanto l'Italia dei Valori. Se Di Pietro troverà un nome da mettere sul tavolo che sia "digeribile" per i democratici, il PD non avrebbe altra scelta che sostenerlo. Ma a Di Pietro oggi non conviene tirare fuori dalle secche il Partito Democratico. Se davvero, come si dice, intende "affossarlo" definitivamente, dovrebbe lasciare il cerino in mano a Leva e compagni. Oppure, e questa è un'ipotesi che si va accreditando nelle ultime ore, passare, agli occhi del suo alleato Bersani, come il salvatore del PD molisano. In che modo? L'operazione è già partita. Filippo Monaco ha inviato una lettera aperta ai vertici dell'Idv chiedendo ai dipietristi di convergere sul suo nome. Scrive Monaco ai dipietristi: "Nel valutare le istanze del territorio e nell’accettare la candidatura di Liberatermoli ho apprezzato i principi e le proposte del movimento, trovandoli in linea con i valori che ho sempre promosso nella politica e nella vita amministrativa. Resto un iscritto del Partito Democratico e sono convinto che il mio partito condivida questi valori e questi principi. E ritengo che molte di queste istanze - aggiunge - siano condivise dall’Italia dei Valori, da sempre impegnata nella difesa della legalità, dell’ambiente, dalla salvaguardia della città dagli insediamenti dannosi, portatrice di politiche del territorio vicine alla popolazione. In considerazione di tutto questo e della sintonia amministrativa che c’è stata, chiedo agli amici dell’Italia dei valori - conclude Monaco - di poter dare vita a un percorso comune, ritenendo che un confronto sereno e costruttivo sia la via migliore per il futuro amministrativo della città". L'Idv potrebbe dire "sì" a Monaco dettando praticamente la linea anche al PD e agli altri partiti del centrosinistra. A quel punto, di fronte all'Idv che decide di sostenere un candidato del PD, i Democratici non potranno che fare buon viso a cattivo gioco, dando il via libera all'operazione tentando di salvare il salvabile. Una scelta quasi obbligata. Una mossa intelligente che Di Pietro e Monaco, insieme, hanno messo sul piatto per mettere definitivamente nell'angolo il PD. Il circolo dell'Idv di Termoli sembra intenzionato a dare il suo appoggio a Monaco. Che, di fatto, si è sostituito ai leader del suo partito. Se l'accordo si farà, sarà un accordo subito dai vertici del Partito Democratico. I quali, se diranno invece di "no", dovranno poi proporre un'alternativa credibile che oggi non hanno. Inoltre pare che la "mossa" sia stata concordata a Roma tra Di Pietro e Bersani, il quale dovrebbe imporre poi la scelta ai vertici regionali del partito. Monaco, tra l'altro, è stato alle ultime primarie in contrapposizione con il segretario poi eletto Danilo Leva. E', quindi, un esponente della minoranza interna ma è pur sempre un bersaniano. Dunque il quadro delle candidature si va delineando su tutti i fronti. Ci sarà Antonio Di Brino, sostenuto da tutti i partiti del centrodestra - comprese Udc e Adc - tranne che da Oreste Campopiano che però non ha la forza di andare da solo e probabilmente rimarrà alla finestra. Ci sarà la lista civica di Antonio Fasciano, che ha già pronto il simbolo e il numero minimo di candidati. Ci saranno poi i due (ex?) piddini, Antonio D'Ambrosio, che mira ad avere il sostegno di più liste, e Filippo Monaco, sostenuto dalla lista civica "Liberatermoli", dall'Idv, dai Comunisti e dai socialisti. D'Ambrosio in queste ore ha lanciato un messaggio a Monaco per un incontro nel tentativo di trovare una convergenza. Che non ci sarà visto che nessuno dei due è disposto a fare un passo indietro. Come dimostra, d'altronde, la lettera di Monaco all'Idv. Resta poi ciò che rimane del centrosinistra. Quelli di "Costruire Democrazia", delusi dal PD che li ha "scaricati", restano in attesa degli eventi e intanto lavorano per una propria lista guidata da Erminia Gatti da presentare qualora non si trovi un accordo. L'Idv e i suoi alleati aspettano che da PD arrivi qualche segnale di vita e intanto cercano un candidato sindaco nel caso in cui non ci sia convergenza con il PD oppure da far digerire allo stesso Partito Democratico. Si stanno valutando i nomi di alcuni degli assessori uscenti. Infine c'è il PD che non sa che pesci pigliare. La questione Termoli potrebbe a breve tornare al tavolo dell'assemblea regionale del partito dove non sono esclusi colpi di scena.
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